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Americani a caccia di start-up nelle università del Mezzogiorno

"They hate me.." Mike Napoli è davvero dispiaciuto al termine di una delle giornate di incontri all'incubatore Technest dell'Università della Calabria, nel campus di Rende, dopo aver disilluso senza tanti peli sulla lingua gli autori di uno dei quindici progetti in gara per "Cervelli in movimento", l'iniziativa di Bridges to Italy, l'associazione nata qualche anno fa su Linkedin per promuovere imprenditorialità scientifico-tecnolonogica nelle università del Mezzogiorno con investimenti di business angels americani.

Napoli, presidente di una delle più grandi organizzazioni di angels investors degli Stati Uniti - Tech Coast Angels - dal campus osserva le pendici della Sila per individuare il borgo da cui forse più di cento di anni fa i suoi antenati sono partiti per "la Merica". E' venuto in Calabria per preparare i quindici team di ricercatori e imprenditori alla fase finale del concorso il cui vincitore a ottobre avrà l'opportunità di andare in California per presentare ai venture capitalist di Tech Coast Angels la propria idea di business.  

Si va dal progetto ancora embrionale per ottenere energia eolica sfruttando le correnti d'aria dei tunnel delle metropolitane a progetto già in fase avanzata per la realizzazione di una macchina per la diagnosi dell'osteoporosi senza usare i raggi x. Biotecnologie, energie rinnovabili (come il film elettrocromico per l'isolamento termico degli edifici) e software sono i sentieri più battuti da queste start-up.

Ecco dove potete trovare l'elenco completo delle start-up in gara.

"Ho trovato molte buone idee – è il bilancio di Mike Napoli per questo blog – e soprattutto sono rimasto molto impressionato dalla qualità delle persone. Ho incontrato molti ricercatori, ingegneri, informatici di valore. Quello che manca davvero è una buona cultura di marketing che promuova questo patrimonio di professionalità e di competenze. Ecco, questa è secondo me la carenza più grave".

Questo primo contatto con la Calabria e le altre università del Sud Italia (Puglia, Sardegna, Sicilia) potrebbe preludere ad altri sviluppi. "Sarebbe molto utile – sostiene Mike Napoli – avere nel Sud Italia un angel group per individuare, selezionare e promuovere le start-up. Sono abbastanza fiducioso che si possa realizzare qualcosa del genere".

Mike Napoli non ha problemi a dire quello che non va. Così come negli incontri dei giorni scorsi nel campus di Cosenza non ha avuto remore a "bocciare" qualche progetto, magari presentato in un ottimo inglese ma troppo facilmente replicabile e dunque non interessante per un venture capitalist.

 "Chi potrebbe comprare la tua azienda?" è stata la domanda implacabile di Mike che ha messo in difficoltà più di un team, concentrati in qualche caso più sull'idea che sul business, che è quello che interessa a un investitore che scommette sull'idea ma con l'obiettivo di uscire dopo qualche anno con una bella plusvalenza.

Insomma, un "faccia a faccia" della Crati Valley con la realtà americana e californiana in particolare che ha messo in luce potenzialità e limiti della ricerca e dell'imprenditoria hi-tech del Mezzogiorno. Una delle tante iniziative che da queste parti si stanno moltiplicando: il Parco scientifico e tecnologico della Calabria, l'incubatore Technest, la rete d'imprese Ict di Confindustria e Camera di Commercio, grazie anche ad un ricco humus creato in oltre 30 anni di lavoro, di studi e di sforzi intorno all'università della Calabria, sostenuti da abbondanti contributi pubblici.

Vitalità o dispersione di risorse? Lo dirà il tempo. La selezione naturale tra queste iniziative sarà inevitabile e per certi versi anche auspicabile. Ma forse è arrivato il momento in cui si può cominciare a raccogliere qualche frutto.

Ultima cosa: la giuria di Cervelli in movimento è presieduta da Sandra Savaglio, astrofisica laureata a Cosenza e oggi al Max-Plank Institute di Monaco.

leggi anche l'articolo pubblicato domenica 19 giugno sul Sole 24 Ore.

  • AlSole24 |

    Meno male che qualcuno da anche buone notizie sulla nostra penisola, e non solo fango. Bravi, e complimenti a tutti coloro che hanno proposto i progetti! Speriamo però che le aziende poi si stabiliscano in Italia: se le impiantano negli USA a noi serve a ben poco

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