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Quando il vaccino per censo? Letizia Moratti fa dimenticare le gaffe di Gallera

Chi pensava che l’uscita di scena dell’ormai ex assessore Gallera avrebbe privato la blogosfera di gaffe e amenità facili da viralizzare, non aveva ben valutato le capacità della nuova assessora e vicepresidente della regione Lombardia, Letizia Moratti. Alla sua prima uscita ufficiale nel nuovo incarico l’ex sindaca di Milano ha sorpreso tutti e ha chiesto che le dosi dei vaccini anti-Covid vengano distribuite alle regioni sulla base del Pil prodotto, della mobilità e della popolazione.
Letizia Moratti non poteva cominciare peggio. E l’imbarazzato tentativo di correggere il tiro a 24 ore di distanza peggiora le cose, perché dà l’idea di un’assessora confusa e fumosa, il contrario di ciò che dovrebbe essere, soprattutto in questo momento, la responsabile della sanità lombarda.
Immaginate per un attimo cosa sarebbe successo se, invece che dalla neo-assessora, la richiesta fosse arrivata dal ministro della sanità tedesco in una riunione del Consiglio Ue. Cosa avrebbero detto i sovranisti compagni di giunta della Moratti e da decenni alla guida della regione più ricca d’Italia? “L’Europa schiava della Merkel” sarebbe stata l’accusa più pacata.
La richiesta – mostruosa e disumana – della Moratti e della giunta lombarda al Governo è probabilmente frutto di un modo di pensare che non mette al primo posto le persone ma gli sghei.
Un sistema come quello proposto dalla Moratti aprirebbe la strada a diverse questioni. A chi dovrebbero essere somministrate le dosi in più di vaccino ottenute dalla ricca Lombardia tra i residenti in regione? Nel territorio, di quali parametri si dovrebbe tenere conto? Del Pil su base provinciale o di quello comunale? Oppure del reddito imponibile procapite, come risulta dai dati pubblicati dal ministero dell’Economia? Sarebbe un bel problema, perché proprio in Lombardia coesistono il comune più “ricco”, Basiglio, con un imponibile medio di 45.645 euro nel 2018, e quello più “povero”, Cavargna, in provincia di Como con 5.800 euro.
Ma questo sarebbe solo il primo passo. Da chi bisognerebbe cominciare? Forse la Moratti pensa di prendere come riferimento l’Isee, che tiene conto di reddito, patrimonio, composizione del nucleo familiare e altri indicatori simili: chi ha l’Isee più alto produce più Pil e dunque va vaccinato prima.
Ma qualcuno dovrebbe prendere le difese degli evasori, che in questo caso sarebbero gravemente penalizzati.

Scelte difficili

Letizia Moratti potrebbe avere in mente forse di procedere per categorie, ma anche in questo caso si troverebbe davanti a scelte molto difficili: produce più Pil un metalmeccanico o un barista? Vale di più un ristoratore o un impresario edile? Pesa di più il valore aggiunto di un insegnante o quello di un idraulico? Quello di un imprenditore o di un lavoratore dipendente? Di un dipendente pubblico o di una partita Iva? E all’interno delle stesse categorie, a chi dare la precedenza? All’apprendista o a chi è alle soglie della pensione?
Per non parlare degli studenti o degli ultraottantenni: né gli uni né gli altri producono Pil in senso stretto. Anzi, sono un costo per le finanze pubbliche. A meno che negli indicatori la Moratti non voglia includere anche il livello di consumi: più consumi più cresce il Pil, et voila, il pensionato finito in fondo alla lista può risalire in cima alle priorità. Ma solo se ha una pensione compatibile con uno stile di vita perlomeno agiato, se non di lusso. Insomma, una pensione d’oro. Del resto, misurare i consumi è semplice: basta prendere come riferimento i dati del cash back, con un effetto moltiplicatore importante perché più consumi prima ti vaccinano, sostieni la domanda e aiuti la ripresa economica.

Così il cerchio si chiude. A questo punto, però il passo è breve. Perché non accrescere gli effetti positivi e sinergici di questo sistema estendendo a tutta la popolazione lombarda il meccanismo premiale “più-consumi-prima-ti-vaccino”, trasformando il diritto alla salute in un programma di vaccinazione per censo?

Signora Moratti, ci dispiace. Ha detto davvero una sciocchezza. Non può averla pensata lei. Mandi a casa chi gli l’ha suggerita prima che la induca a fare altri passi falsi. E pensi a rimettere in sesto prima possibile il sistema sanitario della regione. Alle 15.44 di martedì 19 gennaio, secondo il portale del ministero, i 65 centri vaccinali allestiti in Lombardia hanno somministrato in media 2910 dosi ciascuno. Nei 6 centri allestiti in Calabria 3.425, il 18% in più. Dio non voglia che qualcuno decidesse di commissariare anche la sanità lombarda.