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Credito alle imprese, il cauto ottimismo di Draghi

La stretta creditizia nell'Eurozona non si è esaurita ma procede "a ritmo più contenuto". E quel che è più importante, questi segnali di miglioramento"sostanziali" si colgono non solo in Germania ma anche in Spagna e Italia.  Parola di Mario Draghi che, nella conferenza stampa seguita alla riunione del consiglio direttivo della Bce in cui il costo del denaro è stato ridotto al minimo storico dall'introduzione dell'euro, ha sintetizzato i risultati dell'ultima indagine sul credito alle imprese.  Sulla questione credito Draghi ha parlato anche di una "task force" con la Banca europea degli investimenti, e dell'ipotesi di lavorare sugli Abs (asset baked securities) "ma sono molrti gli ostacoli da superare prima di poter dare una risposta precisa" su cosa la Bce voglia fare per rilanciare il credito alle Pmi. 

La quota delle domande di prestiti respinte dalle banche è diminuita, ha spiegato Draghi. Tra le prime cause che fanno cadere le domande di finanziamento ci sono la concessione di un importo inferiore a quello richiesto e un tasso d'interesse giudicato troppo alto. Queste indagini "dimostrano che la frammentazione" del mercato del credito nell'Eurozona "non è superata, ma i suoi effetti si sono ridotti".  Tuttavia ci vorrà ancora del tempo perché la situazione si ricomponga, visto che la stretta creditizia "è andata avanti a lungo e ha condizionato le politiche di bilancio". 

A pesare sulla concessione dei prestiti, a giudicare dai dati disponibili, non è tanto il costo della raccolta da parte delle banche, ma il nodo delle sofferenze: la crisi economica ha fatto crescere in modo esponenziale i non performing loans e le banche sono state costrette a rafforzare la propria struttura patrimoniale. 

Sul mercato italiano, ma questo lo dicono le banche italiane e non Draghi, pesa anche il costo della raccolta che finora ha dovuto misurarsi con i grassi rendimenti dei titoli di Stato. 

Draghi ha ammesso una certa "frustrazione" della Banca centrale nel constatare la difficoltà di trasferire gli stimoli di politica monetaria all'economia reale che, a differenza dei mercati finanziari, fa ancora fatica a reagire, negli ultimi mesi anche nei paesi 'core' dell'area euro (leggi Germania). 

Nelle previsioni della Bce la ripresa arriverà nella seconda parte del 2013. Questione di qualche mese, dunque. Ma sembra più un auspicio, visto che si accompagna ad un taglio dei tassi che non si addice alle economie in ripresa.