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Bini Smaghi verso l’addio alla Bce. In cambio di cosa? Forse l’Antitrust…

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha appena chiesto -a Lorenzo Bini Smaghi di dimmettersi in anticipo dal board della Bce per assecondare la richiesta del Governo francese che vuole continuare ad avere un suo uomo nel consiglio della banca centrale. Con la scadenza del mandato di Trichet e l'arrivo di Mario Draghi, infatti, nel consiglio ci sarebbero due italiani e nessun francese.

Berlusconi ha anticipato ai giornalisti in sala stampa la richiesta che di lì a poco avrebbe fatto a Bini Smaghi. Pochi credono che sia stata una gaffe.

 La domanda è: cosa ha offerto Berlusconi a Bini Smaghi per convincerlo a lasciare in anticipo una posizione così prestigiosa che – per statuto – non è obbligato a lasciare? 

Se lasciasse in anticipo rispetto alla scadenza del mandato che temina tra due anni, per una posizione di minor prestigio, si potrebbe ipotizzare che è stato in qualche modo costretto e dunque verrebbe messa in discussione l'indipendenza della banca centrale rispetto ai governi, con tutte le conseguenze anche legali del caso.

Questo non accadrebbe se gli venisse offerta la guida della Banca d'Italia che sarà libera nel momento in cui Draghi andrà a Francoforte. Quest'ultimo è anche presidente del Financial stability board ma non è detto che debba lasciare la carica.

A meno che Berlusconi non pensi alla sostituzione di Tremonti… ma non è aria.

E allora? Più probabilmente, come si vocifera nei salotti della capitale, a Bini Smaghi Berlusconi potrebbe aver offerto la presidenza dell'Antitrust, visto che tra un anno termina il mandato di Antonio Catricalà. 

Certo, quando ha lasciato palazzo Chigi, il banchiere centrale non sembrava del suo solito buon umore. Costretto a fare il pass come uno qualsiasi, senza auto blu né codazzo, mentre il premier comunicava urbi et orbi che stava per chiedergli di dimettersi per far spazio ai francesi non deve essere stato bello. Bini Smaghi, infatti, ambirebbe alla poltrona di Draghi, anche sulla base del precedente di Christian Noyer che, quando all'arrivo di Trichet lasciò la Bce, diventò il governatore della Banque de France.

Ma in Banca d'Italia, oltre all'ostilità della struttura che vuole un interno a garanzia dell'indipendenza e punta su Saccomanni, Bini Smagni incontrerebbe anche l'ostilità di Tremonti.

La soluzione Antitrust, dunque, sembra quella più a portata di mano per il governo che deve risolvere il caso diplomatico con la Francia, ma non piace all'interessato per il quale non basterebbe neppure un posto nel  direttorio considerato uno status troppo inferiore a quello di membro del consiglio direttivo della banca centrale europea. 

Per Catricalà potrebbe essere disponibile a breve la guida dell'Autorità lavori pubblici, ma dopo la rinuncia alla Consob è legittimo dubitare dell'interesse di Catricalà a cambiare incarico.

  • UniromaTV |

    Salve!
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