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Brexit: Cameron si è scavato la fossa da solo?

Accordo “unanime”, si è detto, sulle concessioni al Regno Unito affinché rimanga nell’Unione europea. Ma non poteva essere altrimenti. Il vertice Ue decide “per consenso”, cioè all’unanimità. Il punto ora è cosa accadrà il 23 giugno, data per la quale David Cameron ha convocato il referendum su “Brexit”. Le 37 pagine dell’accordo raggiunto venerdì sera a Bruxelles, allegati compresi, non sono semplici da interpretare. Senza sfera di cristallo è impossibile avere certezze, ma la sensazione che predomina il giorno dopo il Consiglio europeo è che “Cameron si sia scavato la fossa da solo”. Il perché emerge da questo informale scambio di idee tra un economista, un giurista e un semiologo, intercettato nella blogosfera. Ecco la sintesi della chiacchierata a ruota libera che – forse proprio per questo – ha il pregio di essere comprensibile.

DOMANDE: Se il Regno Unito da questo momento è fuori dalla “ever closer Union”, in che senso il Brexit è stato evitato?
Insomma, a questo punto se i paesi dell’eurozona vogliono fare la cosa X (ad esempio dotare l’Eurozona di potere impositivo autonomo), cosa potrebbero fare i britannici per impedirlo?
Diciamo che sarà un Brexit dolce, graduale, progressivo, ma comunque un Brexit. Perché il Regno Unito continuerà ad essere parte di un organismo che conterà sempre di meno nei fatti, visto che apre la strada ad accordi a livello di Eurozona (che indubbiamente sono in agenda), facendo diventare quest’ultima (e non l’Unione) il vero soggetto politico.
L’Unione diventerà una semplice zona di libero scambio, ma dal punto di vista politico un guscio vuoto.
O sbaglio?

 

RISPOSTE. Partiamo dall’atto adottato. Una decisione del Consiglio europeo è subordinata al Trattato, in quanto fonte secondaria di diritto e non primaria (il Trattato funziona come una costituzione in re ipsa). Il Trattato rimane sempre ratificato dal Regno Unito e contiene sempre la formula in questione “ever closer Union”. Non solo: la formula non è la vuota retorica come vorrebbero i giornalacci britannici, è uno dei pilastri della volontà delle parti contraenti al Trattato ed infatti innumerevoli volte la Corte di Giustizia, nel dirimere questioni interpretative complesse, ha usato la formula per privilegiare una lettura su un’altra. Ultima, non più tardi del dicembre 2014 in una sentenza milestone sull’adesione alla convenzione europea dei diritti dell’uomo. I britannici, come membri dell’UE, continuano ad essere legati al 100% alla giurisprudenza della Corte che a sua volta si basa sulla formula. Quindi è falso che la decisione li esime, è un trucchetto da conservatori dell’Eton College che servirà, forse, a convincere qualche gonzo. D’altra parte lo stesso trucchetto da gonzi fu usato nel protocollo al Trattato di Lisbona relativo alla Carta dei diritti fondamentali: il Regno Unito si è dissociato (a pretesto che introduce in modo strisciante una Costituzione scritta che loro non vogliono e diritti fondamentali da ” comunisti”, stile il diritto ad un lavoro decente ecc ecc) ma siccome la Carta si applica alla legislazione dell’UE e la Corte la applica sistematicamente nell’interpretare il diritto UE, la Carta si applica “stealphily”, surrettiziamente , al 70% della legislazione in vigore in UK ma il popolo bue non lo sa, anzi gli si racconta il contrario.
Altra questione è se la decisione, in quanto atto politico, introduca o no una dinamica politica tra gli stati membri che porti comunque ad un Brexit per quanto dolce e graduale, ma progressivo e inesorabile. Troppo presto per dirlo.
Si può dire, però, che  – a occhio – molti in Europa non ne possono più degli inglesi. E c’è motivo di pensare che la Francia abbia lavorato intensamente per rendere l’accordo di ieri impossibile in modo da favorire l’uscita del Regno Unito dalla UE. A questo proposito, basta riascoltare quanto ha detto Hollande a Radio France Inter a negoziati ancora in corso. Ha almeno due buoni motivi: la Francia (come l’Italia) è preoccupatissima per lo strapotere della Germania che ha adottato la tattica dei due forni, un po’ il binomio franco-tedesco e un po’ l’intesa Oltremanica per far passare agende di tipo liberale e di restrizione di bilancio e in ogni caso a sostegno delle grandi banche,pensando anche alle proprie, come Deutsche Bank. Se a Hollande riesce la manovra di rompere con il Regno Unito significa costringere la Germania ad avere un solo interlocutore privilegiato, la Francia appunto. Senza alternative. Inoltre, la Germania è diventata l’asso pigliatutto nelle Istituzioni europee, a scapito della Francia e in accordo tacito con il Regno Unito che, nonostante le posizioni euroscettiche, ha un numero spropositato e sopravvalutato di posizioni che contano, ormai di più e meglio della Francia. Se Londra è fuori, Parigi può provare a riprendersi l’influenza perduta che, come insegnano le difficoltà dell’Italia nel confronto con Bruxelles, è fondamentale.
CONSIDERAZIONI. È possibile quindi che la dinamica politica inizi da qui. È soprattutto possibile che il referendum passi e che Brexit ci sia anyway. A naso, sembra che sia più out che in. Vedremo.

In ogni caso, se l’obiettivo di Cameron era quello di togliere a Nigel Farage il monopolio dell’anti-europeismo, il premier britannico rischia davvero di essersi ficcato in un vicolo cieco… o meglio in un cul-de-sac Speriamo che Renzi non voglia imitarlo.

  • fausto |

    chissa se qualcuno proponesse lo scioglimento dell’UE, e proponesse una newco

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