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La crisi delle costruzioni non si ferma e i produttori di cemento ristrutturano

"Gli investimenti in costruzioni sono scesi nel terzo trimestre del 2012 a un ritmo analogo a quello medio osservato dalla metà del 2011 (-1,4 per cento in termini congiunturali). Le transazioni nel comparto residenziale hanno segnato un ulteriore calo (-2,7 per cento rispetto al trimestre precedente, sulla base dei dati diffusi dall’Agenzia del Territorio), raggiungendo il minimo dell’ultimo ventennio. Nello stesso periodo i prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie, secondo stime preliminari dell’Istat, sono diminuiti dell’1,1 per cento in termini nominali, prolungando la tendenza in atto dalla fine del 2011. L’inchiesta trimestrale presso gli agenti immobiliari condotta in ottobre dalla Banca d’Italia in collaborazione con Tecnoborsa e con l’Agenzia del Territorio prefigura condizioni di mercato ancora sfavorevoli nel breve termine, con attese di un’ulteriore discesa delle quotazioni".

Questo è l'ultimo fotogramma di un film – la crisi del settore delle costruzioni – che dura ormai da cinque anni, senza prospettive di ripresa, pare. Certificato dalla Banca d'Italia nel bollettino di gennaio.

I consumi di cemento in Italia sono diminuiti del 50% rispetto al picco massimo prima della crisi. E per il 2013 si prevede un ulteriore calo del 10%. Con queste premesse, per l'industria del settore che oggi in Italia conta una ventina di operatori di cui solo i primi quattro di dimensioni importanti, si profila una stagione di ristrutturazioni che in parte è già cominciata, sia pure in sordina. "Nel giro di due o tre anni – prevede il ceo di uno dei gruppi principali – il numero dei produttori di cemento potrebbe dimezzarsi". Operazioni di concentrazione in vista, dunque, ma anche "asset swap" tra chi sopravviverà, per ottimizzare (ridurre) la capacità produttiva.