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Dagong fa il processo alle agenzie di rating americane e prepara lo sbarco in Europa

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<<La crisi delle economie occidentali durerà ancora dieci anni. Tanto servirà per ricostruire il sistema del credito e quello del rating mondiali». Ma servirà un vero e proprio restore delle attività di rating che porta necessariamente al «cambiamento profondo della relazione tra il credito e il debito, diventata lo snodo centrale in qualsiasi anello della filiera economica». Guan Jianzhong, presidente dell'agenzia di rating cinese Dagong Global Credit, è in visita da qualche giorno in Europa dove pensa di aprire una filiale. Dopo aver partecipato ad un congresso a Lisbona, accompagnato da Lorenzo Stanca, partner del fondo di private equity sino-italiano, è stato a Parigi dove ha incontrato i vertici dell'Esma, l'authority europea di vigilanza sui mercati finanziari. Ultima tappa, non casuale, Milano.

Dagong infatti, come ha annunciato Guan Jianzhong, «sta lavorando per aprire una controllata europea. Milano – ha annunciato in un incontro con il Sole 24 Ore e l'Agenzia Radiocor – è una seria candidata per la nostra sede in Europa». I contatti con l'Esma «sono già avviati» anche se «non è stata ancora presentata una richiesta formale di autorizzazione ad operare in Europa».

Senza mai citare gli Stati Uniti (patria di Moody's, S&P e Fitch), Guan Jianzhong (che è anche consulente del Governo cinese) ha espresso forti critiche al «vecchio» sistema di rating «che ha almeno sei punti deboli» e che non è stato e non è in grado di «dare il preallarme» quando il rischio di default si avvicina. La prima criticità dell'attuale sistema di rating, secondo l'esperto cinese, è che «è costruito per tutelare gli interessi dei principali Paesi debitori del mondo». Ne fa una «questione etica nei confronti dell'umanità» perché le «informazioni che le agenzie di rating pubblicano non sono imparziali e si prestano a forzature ideologiche e politiche del merito di credito».

Oltre all'assenza di vigilanza, di concorrenza e di regole standard, Guan Jianzhong accusa anche «la totale assenza di rispetto di un principio basilare: è il debitore che chiede e promuove il proprio "voto"». Il risultato paradossale è che «spesso il principale Paese debitore del mondo ha un rating migliore del pricipale Paese creditore». Non li cita, ma il riferimento, nell'ordine, a Usa e Cina non poteva essere più esplicito. La prova di tutto ciò «è quanto è avvenuto due giorni fa sul downgrade della Francia poi ritirato da S&P. Non capisco perché l'hanno fatto. Anche per noi la Francia è sotto osservazione, come l'Italia, perché abbiamo notato la riduzione della capacità di ripagare il debito. Ma – secondo Guan Jianzhong – l'episodio dimostra che il sistema attuale di rating non è in grado di mappare il debito né di fornire informazioni corrette».

Solo quando i meccanismi che stanno alla base del merito di credito saranno «rifondati» con nuovi criteri, «sarà ripristinato un rapporto corretto tra credito e sviluppo economico». Ma, se anche si partisse subito, la road map di Dagong chiede almeno 6-7 anni per restituire al credito la funzione di volano per ricominciare a creare ricchezza reale e non virtuale come con i derivati. «Solo quando il nuovo sistema del credito si sarà consolidato potrà ripartire la crescita». La speranza è che la previsione sia troppo pessimistica.  

Per saperne di più ti suggerisco di leggere anche questo articolo di Stefano Carrer, pubblicato a luglio 2011.