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I debiti di Galbani con i padroni francesi

La Egidio Galbani spa ha 1,068 miliardi di euro di debiti che scadono a brevissimo: 675 milioni devono essere rimborsati tra il 30 aprile e il 4 luglio di quest'anno. Il resto (393 milioni) scade un anno dopo, il 4 luglio 2012. Si tratta di tre term loan (prestiti a lungo termine) e di un revolving credit (credito rinnovabile) sottoscritti tra il 2002 e il 2004. La banca dati Capital IQ di Standar&Poors non dà molte informazioni in più. Solo lo spread, compreso tra i 200 e i 325 punti base a seconda delle tranche, rispetto al Libor (senza precisare quale scadenza).

La cifra è di poco superiore a quella pagata dal fondo Bc Partners nel 2002 per acquistare Galbani (1,015 miliardi) che nel 2006 finisce ai francesi di Lactalis. Con tutti i debiti contratti in precedenza. Le operazioni societarie ricostruite dall'Agenzia delle entrate e descritte dal Sole 24 Ore del primo aprile, spiegano come questi debiti contratti per acquistare Galbani siano finiti per pesare proprio su Galbani. Quest'ultima realizza utili sempre più bassi in Italia, anche perchè deve pagare ricchi interessi sul debito. S&P non lo dice, ma i bilanci Lactalis esaminati da Fabio Pavesi sul Sole 24 Ore chiariscono che tutto questo debito è verso la lussemburghese Nethuns S.A. controllata sempre dalla famiglia Bernier e costituita proprio per le "esigenze finanziarie delle attività italiane". Ciò significa che il gruppo Lactalis paga poche tasse in Italia sugli utili esigui di Galbani  e poche tasse sugli interessi cospicui incassati in Lussemburgo dalle attività italiane. Non male. La situazione industriale e finanziaria di Parmalat è molto diversa e per ora i francesi non ne hanno il controllo totale. Ma il precedente non rassicura.

Due precisazioni: 1) Lactalis Italia non ha voluto dare alcuna spiegazione sul debito indicato da S&P.  2) Galbani non corre il rischio di default: se alla scadenza non riuscirà a rimborsare, la casa madre non avrà problemi a rifinanziare il debito. A questi tassi…

  • serafini giancarlo |

    Uno dei tanti esempi di azienda bidone,tenuta in piedi da tanti poveretti che si alzano alle quattro del mattino.

  • Gic |

    Questo non fa altro che consolidare la convinzione che in Francia tutto ci sia meno che un sistema economico con regole trasparenti e dove si respiri aria di mercato…quello lo vengono a cercare da noi. Personalmente vista l’evoluzione che sta dando il Governo alla vicenda preferirei che guardasse un po’ più su di Parigi, verso Londra.
    Fare la brutta copia dei francesi non conviene…sarebbe meglio sfidare il futuro a viso aperto: per usare le parole di Cameron, se vuoi ‘conservare’ o ‘difendere’ un tessuto economico ora c’è una sola strada, tornare a crescere’. Aggiungerei anche come sistema imprenditoriale. Infatti, tornando a Parmalat, dov’è l’alternativa italiana?
    Dov’è l’imprenditore che investe? Siamo sicuri che sarebbe meglio uno ‘spezzatino’ tra Ferrero e altri invitati?

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